mercoledì 17 agosto 2016

Pain

Il Cushing non è solo una malattia. È un male che penetra dentro, nelle ossa, nella pelle, nel cuore, nella mente, e si porta via tutto subdolamente. Lasciando il nulla.

Ti porta via la vita di ogni giorno, le cose belle, le cose serene, dalle più grandi alle più semplici, ingloba tutto, per poi rigettare dentro di te continua tristezza, infelicità, insicurezza.

Porta via l'identità. Ti guardi allo specchio e pensi, "Ma tu, chi sei?". Osservi il tuo corpo dilaniato dalla malattia, il peso non solo dell'obesità che ti ha portato, ma il peso sulle spalle, nella testa. Il peso di doverti riconoscere ogni giorno in quel mostro allo specchio, devastato dalle strie rubre e dalle smagliature, dalla pancia esagerata, dai capelli distrutti, dal viso così gonfio e irriconoscibile. E l'impegno di ogni giorno di doversi riconoscere in quella faccia, in quel corpo, e dire: "Sono io". L'impegno ancora più grande, ancora più impossibile, di dire "Mi accetto per quella che sono".

Il Cushing è piangere allo sfinimento, cercando nel buio gelido della malattia la propria identità, come un fiammifero acceso in un abisso senza fondo.
È camminare per strada a testa bassa, confrontarsi con le altre persone che passano e sentirsi uno scherzo della natura. Vedere un vestito che ti piace tanto e non poterlo comprare, perchè sei troppo grassa per metterlo, e fare finta di prenderla sportivamente dicendo "Eh va beh, ne troverò un altro". E questo una volta, e poi un'altra volta, e una volta ancora.

Il Cushing è non avere le forze nemmeno di alzarsi dal letto, sentire le ossa che cedono, sfinite, logorate, i muscoli ipotrofici che tentano in tutti i modi di sopperire alla mancanza di uno scheletro ma che falliscono, lasciando solo il corpo e gli arti in preda a un tremore senza una fine. Il Cushing porta via il controllo sul proprio corpo.

Il Cushing porta via la quotidianità. È guardare impotenti tutte le cose, tutti gli interessi di cui ti occupavi, scivolarti via dalle mani come polvere. È sentirsi sempre in colpa per non poter fare le faccende di ogni giorno, che siano pulire la casa o fare la spesa, o occuparsi degli animali, perchè semplicemente non ce la fai. Perchè davvero non ce la fai più, e aspetti solo che la giornata finisca per tornare, ancora una volta, a letto.

venerdì 26 febbraio 2016

Déjà-vu.

Arriva la notte, e con essa un silenzio di piombo carico di pensieri; di perchè, di domande forse inopportune, di risposte goffe e impacciate. Ma soprattutto, carico di tanta malinconia.
Continuo a sognare quell'uomo, e ogni volta che ci penso il mio cuore sussulta. Forse sono sempre stata innamorata di lui ma ho calpestato i miei sentimenti, come ho sempre fatto per tutta la mia vita.
Nel confidare ciò a una persona, mi è stato detto che quell'uomo non è altro che una figura idealizzata frutto della mia mente, che era uno sconosciuto e che è chiaramente qualcosa di falso che mi trascino dal passato. E forse è vero, forse è un ologramma di ciò che non c'è mai stato.
Ho sempre avuto enormi difficoltà nel separare la realtà oggettiva, la realtà concreta, fredda e pesante come il marmo, dal mio mondo interiore. Sono arrivata a un punto della mia vita in cui non riesco più a distinguere la realtà da quella che viene definita fantasia. La mia vita è un costante tiro alla fune tra questi due universi, così diversi e distanti tra loro.
Dovrei davvero pensare che quella persona è frutto della mia mente? O dovrei credere alla mia realtà, al fatto che io possa conoscere quella persona, senza mai averla conosciuta davvero?
Più passa il tempo, e più i ricordi di quella persona si fanno vividi, limpidi.
Era un uomo strano. Per quanto il suo ruolo fosse dogmatico e accademico, quel ruolo gli stava stretto. Era una persona troppo speciale per una professione così insulsa e banale. Quando entrava in quella stanza infernale e parlava, tutto si fermava. Le sue parole erano così strane, ma così piene di bellezza, di armonia! Le sue parole erano fragili e delicate, e io non le perdevo mai.
Alternava le letture alle sue spiegazioni, ai significati molto spesso personali che dava alle cose, e i suoi occhi azzurri così chiari, spesso stanchi, prima o poi ricadevano anche su di me. Certamente non poteva sapere che quei momenti sarebbero sempre rimasti dentro di me, come fiori recisi.
Ma chiaramente la realtà era troppo spietata, e pietosa, perchè potesse avvenire una svolta in quella storia. E così, non c'è mai stata.
Sono passati dieci, undici anni dall'ultima volta che lo vidi, e ancora non riesco a lasciare andare il suo ricordo. Forse un ricordo stupido o insulso, forse adolescenziale, come qualcuno potrebbe pensare. Il problema è che io un legame con lui l'avevo creato davvero, come fosse stato l'imprinting di un cucciolo. Perchè già dalla prima volta che lo vidi, capii che non se ne sarebbe andato via facilmente.
Spesso cerco di pensare con raziocinio a questo strano rapporto che avevo, e che non c'è mai stato in concretezza, con questa persona, e mi vergogno di me stessa. Sono troppo patetica, mi dico.
E forse è proprio vero.
Forse i sogni in cui incontro ancora questa persona sono l'ennesimo grido disperato del mio animo, che vorrebbe essere amato in un determinato modo, sotto determinati sentimenti che non provo più da tempo. Che vorrebbe provare, ancora una volta, a sentire la corda rossa che lo lega indissolubilmente a qualcuno. E non un cappio rosso attorno al collo.
Ho bisogno di ricongiungermi a qualcosa che non c'è. Che forse non ci sarà mai, lasciandomi questo amarissimo, indissolubile senso di vuoto, una voragine di tristezza.

giovedì 28 gennaio 2016

Nonostante tutto.

Con il nuovo anno, almeno per ora, non è cambiato molto.
L'unica cosa che è cambiata è che la mia situazione con la depressione è peggiorata. E con la depressione sono peggiorati l'ansia, e i miei disturbi ossessivo-compulsivi. A furia di tinte e di decolorazioni, ora ho i capelli cortissimi e distrutti. Cerco sempre di migliorare il mio aspetto compulsivamente, prendendomela con i miei capelli (che fino a qualche anno fa erano lunghi e bellissimi), ma quando mi guardo allo specchio mi trovo sempre più brutta.
Non sono ancora riuscita ad accettare il mio corpo, la sua condizione.
Mi guardo allo specchio e mi sento un nodo in gola, fisso quella persona negli occhi e mi chiedo chi sia, perchè si sta accanendo su di me in questo modo.
Dove sono io?
Per quanto cerchi di cambiare il mio peso, ci riesco poco e non come vorrei. Questo mi fa frustrare ancora di più, mi fa sentire ancora più debole, ancora più inetta.
Nel buio della notte, a letto, guardo il soffitto e penso e ripenso ai miei sogni, se ce la farò mai ad avverarli, se ce la farò anche solo a inseguirli. Se ce la farò.
Il buio però non mi risponde, se ne sta zitto zitto al suo posto, ad avvolgermi con la sua angoscia e con la sua tristezza.
Ultimamente non disegno, non fotografo...non faccio nulla di creativo. Raramente c'è qualche momento in cui dalla disperazione rieco a trarre qualcosa di creativo, che sia un disegno, o una foto, ma per l'appunto è una cosa rara. La depressione, come al solito, si porta via tutto, anche questo.
Nell'ultimo mese ho ripreso ad andare di più su Second Life, per cercare anche solo quattro chiacchiere con cui rompere la mia solitudine, o per semplice esplorazione di posti nuovi. Su Second Life mi sento a casa. Lì posso esprimere me stessa, posso esplorare nuovi mondi senza paura, posso volare. Lì mi sento libera dalle mie oppressive catene.
Ieri ero con una cara amica di SL in un posto meraviglioso, in cui si trovava una caverna piena di alberi, di luce, e una voce dolcissima cantava sullo sfondo. Ci siamo sedute sotto un albero a parlare, ed è stato un momento veramente magico.
Parlando di persone che se ne andavano da SL, questa amica mi ha detto una cosa che mi ha colpita a fondo.
Mi ha detto: "Kiba, non sparire."
Non so per quale motivo, ma quella frase, detta in quel momento, mi ha fatta entrare in uno stato di commozione fortissima. Forse perchè sono una persona molto sola, non ho amici e ne soffro tantissimo, ma mi ha commossa fino alle lacrime. Sono quei momenti che ti fanno capire che vale ancora la pena di vivere, nonostante tutto, perchè qualcuno in realtà desidera che tu ci sia. Anche se questi sentimenti restano sempre nascosti dietro alle quinte, soffocati da tante altre cose. Anche se si tratta di una persona con cui passi il tempo su una realtà virtuale, anche se ci conosciamo solo lì. Ma per me, quella frase, detta in quel momento, è come un piccolo tesoro da tenere stretto al cuore.
Per riscaldarsi dalla gelida tristezza della vita.



venerdì 23 ottobre 2015

It all returns to nothing, it all comes tumbling down, tumbling down, tumbling down

Spesso, anzi, sempre, penso a tante cose, e queste cose creano dei flussi di pensiero che a volte sfociano nel paranoico. Magari questo è uno dei motivi per cui sono una persona così problematica.
Esistono persone che non riescono a pensare agli altri. Pensano a quanto stanno male, al loro futuro, al loro passato, a cosa vorrebbero, a cosa non hanno, ma non riescono a pensare nemmeno un istante a un'altra persona. Non parlo di persone qualsiasi (chi pensa all'interesse di altre persone che non siano vicine?), ma di persone che magari hanno vissuto vicino a loro un'infinità di tempo. Che hanno condiviso con loro tutto, gioie, dolori, rabbia, lo sfinimento, gli ostacoli della vita.... una gamma infinita di sentimenti.
Nella mia vita ho conosciuto più di una persona che riesce/riusciva a pensare solo a se stessa e ai suoi problemi, e in tutti questi casi erano persone molto vicine a me.
Persone che, forse, erano e sono talmente in lotta con loro stesse, da non avere spazio nella loro testa per pensare ad altro che non fossero i loro problemi.
Ho maledetto queste persone, le ho odiate con tutta me stessa, perchè erano persone che amavo, amavo con tutto il cuore, a cui avrei dato la mia devozione fino alla fine. E loro hanno gettato via tutto, come polvere al vento, per dare spazio solo e solamente a loro.
Sono persone che odio, perchè mi hanno ferita a morte in tutti i modi possibili, ma che al contempo non potrò mai cancellare dalla mia vita, perchè sono state troppo. Perchè hanno fatto troppo.
Nel bene e nel male.
Mentre parlo di loro provo anche tenerezza, perchè pur odiandole so che non lo fanno (o che l'hanno fatto) con cattiveria, né di proposito. Sono persone che non hanno la minima idea di come si possa amare una persona senza ferirla, talmente impacciate, grezze e immature nei loro sentimenti verso gli altri da non rendersene nemmeno conto.
Spesso ho sentito dire che chi non ama se stesso, non può amare gli altri. Ho tentato tante volte di capire a fondo il significato di questa frase, ma a dire il vero non l'ho mai ben compresa. Eppure, eppure. Eppure empiricamente è così vero.
Per quanto riguarda la mia esperienza, queste persone hanno sempre dei problemi insormontabili con loro stesse, invischiate a fondo, completamente affogate nelle paranoie e nei dolori che spesso loro stesse si sono autocreate. Talmente fragili, da essere letali. Talmente fragili, da chiudere il loro cuore a chiunque, creandosi un proprio mondo fittizio e nichilista dove anche una persona che le ama diventa un nemico da evitare, da distruggere. Che poi, però, manca.
E poi, per loro arriva il terrore della solitudine. Di essere soli nel loro mondo, di non avere il calore e la comprensione di nessuno. Tutti prima o poi se ne accorgono, ma quando se ne accorgono, è sempre troppo tardi. Così ci si da alle "compagnie" facili e veloci, poco impegnative, tanto per dire di non essere soli. Cose che durano poco, cose che durano con squallore. E così si passa da una "compagnia" all'altra, da una delusione all'altra, da una tristezza all'altra, convinti prima o poi di sentirsi meno soli.
Ma diventando, in verità, sempre più tristi, sempre più soli. Sempre meno compresi.
Per le persone che non sanno amare, il mondo è questo, è così. E non può essere altro.

giovedì 27 agosto 2015

Red string of fate

Ho smesso di scrivere, tuttora a vedere la tabella bianca di questo post mi sale un nodo alla gola. Mancava solo questo blocco, penso. Un altro blocco, un altro ancora.
La vita è così difficile.
Ultimamente sto passando un periodo peggiore del solito. Vorrei dire tante cose, vorrei urlare a squarciagola cosa penso, cosa provo, cosa vorrei dire con tutta me stessa. Eppure non esce una sola parola, né detta né scritta. Blocchi grandi come macigni si impilano gli uni sugli altri intorno a me, creando l'ennesimo muro di tristezza.
Penso sempre che sia così ingiusto. Avere dei mondi così grandi, così belli dentro di sé, e non riuscire in nessun modo a esprimerli. Invidio così tanto chi ci riesce, chi riesce a tirare fuori da sé tutto il suo talento e a mostrarlo agli altri, ed essere lodato e apprezzato per questo.
Forse in realtà, vorrei solo questo. Vorrei essere amata e apprezzata per quello che ho dentro, vorrei che qualcuno conoscesse il mio talento, che mi stimi per il mio mondo interiore.
Ma non esce niente.
Ultimamente capisco meno del solito me stessa. Passo molto tempo a dormire, in quanto il sonno mi impedisce di sentire quel male così profondo, sia fisico che mentale, che mi attanaglia e mi divora.
Sogno costantemente mondi privi di logica e fortemente insensati, forse per scappare dalla mia smania di controllo che ho nella vita reale. Devo sempre stare zitta, stare in un angolo, in disparte, mai dire quello che penso, mai dire quello che voglio, ma dire quello che provo realmente. Devo essere una perfetta bambola di porcellana, con gli occhi vitrei persi nel vuoto e l'impossibilità di muoversi autonomamente. Mi chiedo sempre dove sono finita, cosa sto facendo, cosa devo fare.
In realtà, sono davvero disperata per me stessa e per la mia realtà. Anche nei momenti apparentemente tranquilli sento che c'è sempre qualcosa che non va, che non sono io, che non dovrei essere lì. Mi dicono che penso troppo. Forse penso troppo, è vero. Ma sorge spontaneo il dubbio: ma è davvero questo? Il problema è che penso troppo?
Mi do sempre la colpa di tutto. Sono stata abituata così fin da bambina, che ogni problema è provocato da me e dal mio carattere.
Mi sento perennemente sporca per ogni cosa che faccio, ed ora più che mai mi sento in questo modo. Ogni giorno è un continuo tormento. A volte penso che la tachicardia cronica sia dovuta a tutto il tormento che porto sulle spalle, così grande e terrificante, così insormontabile per me.
Forse scendere nella Tana del Bianconiglio è davvero l'unica strada possibile per una persona debole come me. Nonostante mi venga detto che dopo tutto quel che ho passato e sto passando con la malattia sono una persona forte, non riesco a crederci. Non riesco a sentirmi forte. Forse pretendo troppo da me stessa, pretendo di essere uno di quei supereroi perfettamente privi di macchia casti e puri e sempre fortissimi di fronte ad ogni ostacolo della vita. Forse per questo mi odio, perchè non mi sento mai all'altezza di nulla.
Oggi ho visto il finale di Peace Walker e, ora più che mai, penso a quanto sia importante avere una persona speciale nella propria vita, un pilastro a cui appartenere, a cui essere fedele fino alla fine. Le persone vanno e vengono, cambiano nel corso della vita e a seconda dei tempi, delle mode, degli interessi. E in un mondo brutto e superficiale come questo, credo che sapere di appartenere in qualche modo al cuore di una persona per sempre, essere una parte importante, insostituibile e profonda nell'animo di qualcuno siano la prova che questo mondo non è ancora finito, che qualcosa di bello è rimasto a risplendere nell'abisso.
Credo che il legame tra The Boss e Big Boss sia l'esempio perfetto di questo tipo di rapporto, e la loro storia infatti mi commuove ogni volta fino alle lacrime. In fondo il mio sogno probabilmente è proprio questo. Voglio essere ricordata e amata per sempre da qualcuno, oltre il tempo e lo spazio, oltre le distanze e gli ostacoli che si possono creare, oltre gli errori. Perchè sarebbe la prova più bella e struggente della mia esistenza su questo pianeta.


mercoledì 1 luglio 2015

Stelle come sassi.

Ci sono cose che non cambiano mai.
Il male che vedo in me, che vedo in ogni cosa, che si insinua e divora.
Il passato, con il suo strascico di nostalgie, di ricordi, di rimpianti, la voglia, così tante volte, di resettare il sistema e riprendere da lì tutte le cose belle.
Il passare la mia vita a raccogliere le schegge di quel passato che non c'è più. A voler recuperare persone che non ci sono più.
Persone che ti hanno promesso tante cose, che hanno guardato con te quel cielo di quel giorno, o che hanno visto la schermata di quella chat nel tuo stesso momento, in quella notte così buia e silenziosa, così triste.
Schermate di chat costellate di parole come fiumi in piena, cieli stellati pieni di speranze, sogni, illusioni. Saremo per sempre, ci vorremo per sempre, ti ricorderò per sempre. Ma quelle stelle, ora, sono tutte cadute rovinosamente a terra, diventando sterili sassi con cui spaccarsi la testa.
Guardi il profilo di una persona che era tanto speciale per te quando eri piccola, di quella ragazzina dagli occhi azzurri con cui correvi in bicicletta dalla mattina alla sera tutti i giorni, con cui costruivi le case sugli alberi nei parchi e condividevi i Pokèmon sul Gameboy Color, ai tempi di Pokèmon Argento e Oro. Quel giorno in cui la vidi per l'ultima volta, prima che andasse al liceo in un'altra città lontana da te, le dissi che ci saremo continuate a sentire, che avremo giocato insieme ancora. Lei mi disse le stesse cose. Non la rividi più.
Ora è una ragazza, con il rossetto le extension e gli shorts, fa animazione in spiaggia e va in discoteca.
Chi sei tu?
Persone che per te erano idoli da venerare e da seguire, ora tramutati in polli clonati dallo stesso pollaio.
Tutti uguali.
Tutti uguali.
Tutti, tutti, tutti, uguali.
Tutte le persone in cui credevo, pagliacci di loro stessi, alieni venuti da una galassia brutta e grottesca.
Vorrei mangiare questi sassi fino a strozzarmi.
Chi mi sta vicino mi dice di non pensarci, di non pensare al passato, di guardare al futuro, di non rimuginare. Tutto bellissimo.
Ma io non posso farlo, non ci riesco.
Rivedo ogni singolo affetto scomparso, lo rivedo davanti agli occhi, giorno per giorno.
Rivedo i loro sorrisi, i loro abbracci, ricordo tante parole dette.
Queste parole riecheggiano nel silenzio di questa stanza, e l'eco ne fa un frastuono. Stupidi insetti noiosi.
Darei tutto per rendere la mia solitudine la mia fortezza. Per ora è solo una prigione piena di ricordi e di lacrime.
Le mie lacrime cadono su quei sassi, ma non li corrodono. Rimangono fermi, impassibili.
Ogni persona ha preso il suo percorso e m'ha lasciata indietro. Per cose stupide e inutili, per altre persone stupide e inutili, per obiettivi stupidi e inutili.
E io, alla fine, mi ritrovo sempre sola, con questi sassi tra le mani, i loro cuori calcificati.

giovedì 16 aprile 2015

Christmas in the silent forest

E poi ci sono giorni come questi, che sono il grigio, grigi fuori e grigi dentro, come me. Non succede niente, non riesco a combinare nulla, il tempo manca e i problemi di salute si fanno sentire. Sono troppo debilitata e mi alzo a mezzogiorno, mi occupo per 3 o 4 ore di cambiare i box delle achatine e di traslocare uovo per uovo, si fanno le 17, torno a dormire perchè sono di nuovo a pezzi, mi rialzo alle 18 passate, mi bevo il mio tè, poi rimiro le foto della mia lolita preferita, vedo le sue foto bellissime in cui lei è bellissima, magra, con i capelli lunghi fino a terra, famosa e amata da tutti, con tutti i suoi amici e le sue amiche loli, con un gusto raffinatissimo, esperta fotografa e fantastica illustratrice e vengo travolta da un'ondata di depressione nera come la pece. Tutto ciò che ruota intorno a lei è bello, e la sua vita è meravigliosa e piena di felicità e di soddisfazioni. Piena di tutto quello che vorrei avere io. Mi verrebbe voglia di prendermi a calci o a sprangate da quanto mi sento brutta in confronto a lei, mi sento come se non meritassi di vivere, io roito come sono al momento, con tutti i miei chili di troppo, i capelli corti e rovinati da tutte le cazzate fatte in questi anni in preda all'isteria e alle crisi borderline, io con tutti i miei chili di farmaci, la sindrome di Cushing e la spondilite che mi schiacciano a terra come fossi un peso morto. Per quanto io ritenga di essere fortemente superiore alla massa, ci sono giorni come questo in cui sento che meriterei di morire, perchè sento che fallisco in tutto.
Adesso sono quasi le 19 e 30, e oggi non ho fatto nulla. E oggi non sono stata.
Un po' alla volta arriva il buio, che si porta via quel poco di respiro corto che m'era rimasto.
L'angoscia di non essermi dedicata a nulla di tutte le mille cose che volevo fare mi opprime, così come mi opprime vedere lei.
Ci sono ragazze che dovrei odiare molto di più per questioni personali, ma sono talmente brutte, ignoranti e inette (e in tutto questo convinte di essere bellissime e accattivanti...lol) che non ne ho motivo, e per loro provo solo pietà per ovvi motivi.
Ma lei accende tutto il mio rancore e tutta la mia disperazione, perchè è tutto ciò che vorrei essere io. Vorrei fare a pezzi le sue foto e bruciarle.
Ho dovuto chiudere il suo blog e il blog della sua (bellissima) ragazza (lolita), perchè mi mancava il respiro dal male che sentivo dentro.
Certe volte (sempre) mi chiedo cos'ho fatto per meritarmi tutto lo schifo che mi sta devastando. Perchè io di schifo ne ho preso tantissimo e gratuitamente da quando sono nata.
L'idea di dover passare anche la serata in questo modo mi devasta ulteriormente e mi fa venire voglia di essere un vegetale (non lo sono già?).
L'infelicità nei confronti del mio aspetto fisico è talmente elevata che, dentro di me, ammiro tantissimo le anoressiche che ce la fanno a dimagrire così drasticamente e resistere così fermamente al cibo, a distruggersi pur di apparire come vogliono. E ammetto che vorrei riuscirci anch'io, a essere così ferma e costante da riuscire a diventare magra. E il non riuscirci mi distrugge.
Per un'amante delle cose belle e dell'estetica come me, essere ridotti così non solo è il colmo, ma è anche una ferita talmente profonda e sanguinante da sentirmi morire.
Voglio tornare ad essere bella come prima, voglio solo questo, e il dolore lancinante mi fa arrivare, lo ammetto, a dire delle cose folli. Del resto sono sempre stata fuori come un balcone, non è una novità. Forse è per questo che riesco a essere vera, e non ipocrita, come tutti quanti, che si nascondono dietro mille fronzoli, e che magari pensano le stesse identiche cose.
Grazie Dio, ti ringrazio anche oggi per non esistere.
Sei infinitamente buono e infinitamente potente, e mi fai passare tutto questo.
Quindi sei anche infinitamente bastardo.


Seeing colors
Ribbons of their truth
Can I touch to reconnect?
See beyond the light,
In Bubbles rise---- to surface in someone's eye
Synchrons that dwell

*Silence is crying, is crying
Open doors and Empty glasses,
Christmas in the Silent Forest
The limp ticking of the hand

Penetrate in whispers
In shadows rise---- to surface in someone's mind
Echoes that dwell  ...echoes that dwell.....  echoes that dwell

Blameless sorrow
Hollow hush of trees
Roots are deeply intertwined
Penetrate in whispers
In shadows rise---- to surface
In someone's sigh
Segments that yell

*repeat

Hollow hush of trees, How do you keep?
Sweet slumber, sleep among the forest trees
Hollow hush of trees, How do you keep?
Sweet slumber, sleep among the forest trees
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